antony-lapagliaNel corso dell'ultima manche di Quiz 80, è capitato qualcosa di insolito: Davide Maggio, vincitore della scorsa settimana, ha ceduto il suo post premio, ad uno dei lettori di Stracult. La mia scelta è ricaduta su Sara Sidle, che ha indicato due possibili argomenti: il telefilm Quincy o l'attore Anthony La Paglia.

Ho pensato così di favorire la sua seconda scelta, anche per approfondire le gesta di un personaggio insolito, un pò come le modalità che hanno portato alla realizzazione di questo post. Un personaggio che pur avendo mosso i suoi primi passi negli anni 80, ha ancora molto da raccontare.

Nato in Australia il 31 gennaio 1959, dall'unione tra una segretaria olandese e un emigrante italiano che aveva lasciato il nostro Paese pochi anni prima, Anthony La Paglia, ha sviluppato fin dalla più tenera età una passione per il calcio, che lo ha spinto a tentare con successo la strada del professionismo. Già a quindici anni l'attore, ha militato in un paio di squadre piuttosto importanti nel suo Paese. Il classico incidente però lo ha portato poco tempo dopo ad abbandonare l'attività.

Deciso a vivere una vita comunque densa di emozioni, Anthony ha deciso di trasferirsi a New York, insieme ai due fratelli, Johnathan (laureato in medicina e oggi attore) e Michael (impreditore), dove quasi per gioco si è avvicinato al teatro d'avanguardia. Da questo a Broadway il passo è stato breve, visto che l'attore ha dimostrato fin da subito di essere dotato di un certo talento.

Stimolato dal mondo della tv, Anthony ha provato a sfondare anche in quell'ambiente, fino al momento per lui sconosciuto, prendendo parte a telefilm come Hunter, Magnum P.I., Ai confini della realtà ma soprattutto a film per il cinema dal discreto successo. Tra questi, Cold Steel, Schiavi di New York, Il cliente e più di recente lo splendido Lantana e lo stucchevole Autumn in New York.

Contemporaneamente ha continuato a portare avanti la sua attività teatrale, vincendo tra l'altro un Tony Award, come miglior attore nella piece Uno Sguardo sul ponte.

Teatro, cinema e una vita privata soddisfacente e caratterizzata ad un amore felice, quello con la moglie Gia Carides e dalla nascita della figlia Bridget. E soprattutto da una serie televisiva che lo ha consacrato a livello internazionale: Senza Traccia, trasmessa in Italia da Rai Due.

Un grandissimo successo che ha permesso a La Paglia di continuare a coltivare le sue passioni come il calcio, attraverso l'acquista di una quota dela squadra di calcio del Sidney ma anche di fare del volontariato. L'attore oggi tiene corsi di recitazione per il Young Storysellers Programm e milita nella Hollywood United, squadra di calcio composta da star che si riunisce sporadicamente per perseguire scopi benefici.

Un vero istrione, capace di grandi passioni che porta regolarmente in scena non solo in tv ma anche a teatro, attività che non ha mai abbandonato del tutto.

Di tutto questo e di molto altro La Paglia ha parlato nel corso di un'intervista rilasciata durante il suo ultimo soggiorno in Italia. E alla quale vi lascio. Un modo come un altro per conoscere meglio un grande interprete degli anni 80 e del nostro tempo.


Ho lasciato l'Australia nel 1982. Non sapevo bene cosa volevo fare, il sogno di giocare in serie A era ormai sfumato (ufficialmente per un infortunio, la verità è che non avevo abbastanza talento), ma i racconti su mio nonno - che secondo la leggenda familiare andò a nuoto fino in America - mi avevano sempre affascinato e sentivo il bisogno di fare delle vere esperienze di vita. Sono rimasto diciotto anni a New York e ho fatto qualsiasi lavoro prima di darmi alla recitazione. L'ultimo fu in un bar nei pressi del teatro pubblico dove poteva capitare che servissi da bere a Kevin Kline o a William Hurt. Gli attori e i registi che passavano di lì mi lasciavano sempre i biglietti per andarli a vedere e così cominciai a frequentare sempre più spesso il teatro e finii per appassionarmene. Andando a scuola di recitazione imparai che recitare non è una questione mentale, ma viscerale. Passai i successivi otto anni a teatro, partendo dagli scantinati arrivando fino a Broadway. Passati i trent'anni un attore di teatro inizia a sentirsi frustrato perché non guadagna abbastanza per permettersi una vita normale. Iniziai a guardarmi intorno ma prima di arrivare anche solo a un casting interessante ci volle molto tempo. Spesso devi fare cinquanta provini per risvegliare il minimo interesse intorno alla tua performance. Alla mia prima audizione importante c'era gente come Joe Pesci accreditata per il film (Il matrimonio di Betsy) e mai avrei pensato che prendessero me per il ruolo. Ma secondo la produzione ero la persona giusta e mi dissero che avevano addirittura litigato con gli studios per scritturarmi, visto che non ero certo una celebrità. Cinque anni fa cominciai a guardarmi attorno per vedere cosa offriva il panorama. A Hollywood ormai il cachet della star di un film ruota intorno ai 25 milioni di dollari, e spesso tutti gli altri devono accontentarsi delle briciole. Oltretutto quando paghi così tanto un attore vuoi sfruttarlo al massimo sullo schermo, perciò i ruoli dei personaggi secondari finiscono per essere poco invitanti. Mi sono reso conto che non facevo altro che portare le valigie alla star di turno. Inoltre, da un punto di vista pratico, ero costretto a fare almeno sette film l'anno per far quadrare il bilancio. Senza considerare che in quel momento mia moglie era rimasta incinta e avevo deciso di passare più tempo con la famiglia per essere un padre presente. Così, dopo tanti anni di offerte televisive rifiutate mi sono fatto mandare le migliori tre sceneggiature di serie tv e tra queste ho scelto Senza traccia. Dal punto di vista della scrittura era la migliore, era un pezzo corale - il che mi permetteva di non lavorare in continuazione - e lo produceva Jerry Bruckheimer, che è senz'altro un marchio di garanzia. Abbiamo appena finito di girare la quinta stagione e questo è un sinonimo del fatto che la serie sta andando bene. Tutti noi abbiamo lavorato sodo per dare una vita personale ai nostri personaggi e l'anno scorso ho avuto la sensazione che la scrittura, rispetto alle prime stagioni, fosse nettamente migliorata. Questo dipende anche dal fatto che gli attori contribuiscono attivamente alla costruzione delle scene ma soprattutto perché gli sceneggiatori sono aperti ai suggerimenti altrui. Magari è il ragazzo che porta il caffé la mattina ad avere l'idea migliore… Oggi i giovani sono impazienti, vogliono tutto e subito. Questo però non fa che nuocere alla loro carriera perché quando ottengono un successo immediato non sempre riescono a tenere testa alle aspettative. Quello che ti rende un bravo attore è innanzitutto l'esperienza di vita nel suo complesso, quello che hai imparato sulla strada lo porti sullo schermo. A diciotto anni non hai questo bagaglio culturale e se hai la fortuna di diventare una star nel giro di un week end, perché il film che hai fatto ha sbancato i botteghini, la fama può ritorcersi contro di te. Anche perché il cinema è fatto di periodi ciclici, può succedere che improvvisamente non rientri in quelle che sono le richieste di mercato o che non ci sono ruoli adatti a te. Persino Tom Cruise, dopo una lunghissima e brillante carriera, sta subendo un declino, ma questo è normalissimo per un attore. L'importante è saper sfruttare i periodi di bassa, continuando a studiare per migliorarsi in attesa del momento giusto per tornare in carreggiata.
Avanguard ha postato mercoledì, 02 aprile 2008 alle 02:58
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